I fondi di caffè: potenzialità e utilizzi

I fondi di caffè rappresentano una risorsa preziosissima. Nella maggior parte dei casi vengono gettati senza pensare che sono un ottimo alleato per le nostre tasche e per l’ambiente.

Ci sono due flussi di rifiuti legati al caffè: il primo, più consistente, si genera nelle piantagioni ed è noto come “polpa”; il secondo, noto come “fondi”. Dal momento in cui i chicchi lasciano la piantagione al momento in cui finiscono nella nostra tazzina, il 99,8% del prodotto viene scartato. In Italia è stimato che ogni anno vengono consumati 6 kg di caffè pro capite e altrettanti fondi vengono gettati nella spazzatura.

I vecchi fondi di caffè sono un materiale a bassissimo costo con moltissime applicazioni. Possono essere facilmente riutilizzati in svariati modi ingegnosi. Ad esempio per la cura della persona, per la pulizia della casa o per la gestione del giardino e dell’orto. In questi ultimi anni abbiamo assistito a una continua ricerca ed evoluzione per creare prodotti riciclati.

I fondi di caffè: un alleato importante per salute, ambiente e portafoglio

Secondo uno studio spagnolo pubblicato su il Journal of Agricultural and Food Chemistry, una rivista accademica pubblicata dalla American Chemical Society, e finanziato dal Ministero spagnolo dell’economia e della competitività, i fondi del caffè sono una preziosa fonte di sostanze antiossidanti. Elementi che potrebbero essere sfruttati per la produzione d’integratori per la salute.

I ricercatori hanno evidenziato come il contenuto di antiossidanti varia in proporzione al modo in cui viene preparata la bevanda. La maggior concentrazione si trova nei fondi del caffè preparato con le capsule (o cialde) e in quelli degli espressi da bar. La percentuale tende ad abbassarsi in quelli derivanti dalla preparazione con la moka tradizionale.

Un’altra importante ricerca dell’Ulsan National Institute of Science and Technology (UNIST) in Corea del Sud, afferma che i fondi del caffè possono essere riciclati ed essere utilizzati per catturare l’anidride carbonica nell’aria. Riducendo così la presenza di gas nocivi nell’atmosfera e dell’Effetto Serra.

I ricercatori Sud Coreani hanno ideato un nuovo materiale per l’assorbimento dell’anidride carbonica. Questo prodotto nasce dal processo di macerazione dei fondi di caffè in una soluzione d’idrossido di potassio. La miscela viene poi fatta riscaldare sino al raggiungimento di 65° C (149° F).  La sostanza ottenuta viene asciugata e introdotta in un forno atmosferico ad argon che grazie all’altissima temperatura raggiunta attiva le capacità di assorbimento dell’anidride carbonica. Inoltre, l’aggiunta d’idrossido di sodio sembra aumentare la capacità di assorbimento del nuovo prodotto. Il processo ideato dai ricercatori richiede meno di un giorno e, visto la quantità di scarti di caffè ottenuto e soprattutto reperibile a “buon mercato”, si tratta di un approccio veramente efficiente e conveniente per affrontare un problema molto complesso.

Sono, quindi, molteplici i motivi per sfruttare gli “scarti” del caffè: uno è quello riguardante la salute, l’altro ambientale e il terzo economico, perché dà la possibilità di utilizzare un prodotto destinato alla discarica che non costa praticamente nulla.